“… nel corso delle recentri indagini sulla sound art capita spesso di imbattersi in categorie che gli addetti ai lavori creano per sistematizzare un fenomeno sfuggente e ramificato: si operano distinzioni dettagliate tra artisti che lavorano con il suono, musicisti che usano lo spazio e quant’altro.
Il più delle volte sono definizioni di comodo, che privano la sound art proprio dell’elemento che la rende signolare, vale a dire la sua capacità di infiltrarsi negli altri linguaggi.
Ben vengano le indagini che mettono a fuoco il fenomeno sound art nella sua complessità per dargli fondatezza, attenzione però a quelle limitazioni che dietro la maschera del purismo a tutti i costi tralasciano fenomeni operanti a livello più alto nei percorsi della creatività.”
“Paul Valéry scriveva che le Muse non parlano tra loro ma danzano insieme: la compenetrazione tra diversi linguaggi non avviene a livello formale e strutturale ma segue percorsi imprevedibili, a volte anche intuitivi.
Spazio dunque al suono liberato, alla “cultura audio” nel senso più esteso possibile, a forme sonore plasmate tanto da esperti d’informatica quanto da artigiani del suono, che si articolano tra rumori di fondo e onde corte, tra vecchi vinili e software innovativi, tra dischi che saltano e suoni della natura, melodia e cacofonia, frastuoni vicini all’annientamento percettivo e silenzi che colmano l’anima.
Il bello sta proprio nel trovare motivo d’interesse e di entusiasmo nell’ascesi di composizioni al limite dell’astratto e nell’assalto di lavori ai confini con il noise, nei ritmi-macchina e in quelli della natura, tra purezza e contaminazione, tra raccoglimento e dispersione.”
Daniela Cascella “Scultori di Suono”