“Lo scarto entra in compostiera senza alcuna malinconia della propria identità, accentando di divenire altro, trasformandosi individualmente e trasformando l’intero composto.” (Antonia Anna Ferrante). Questo è un lavoro di cooperazione, multispecie, un prodotto della collaborazione tra umani, funghi, batteri, formiche, il tutto in un campo di forze nel quale la performatività non è mai riconducibile ad un solo soggetto. Con questa immagine e con questo paesaggio sonoro abbiamo tentato di indagare il cambiamento di stato, la cooperazione, la negoziazione e la riconfigurazione multilivello. Il nostro contributo funge solo da catalizzatore, in una fitta trama di relazioni e pratiche tra corpi…
Il Teatro delle Volpi al Neon è una performance che agisce sulla stratificazione di vari piani di opacità. Un’opacità che è al tempo stesso politica ed estetica. È la creazione di uno spazio libero dalla sorveglianza, dove i corpi e i suoni non sono più oggetti di controllo, ma luoghi di resistenza. Non c’è funzione, ma puro divenire: i corpi e i suoni si dissolvono, si frammentano e si oppongono. In un mondo ossessionato dalla visibilità e dalla leggibilità, questa performance rivendica il diritto di scomparire. È l’arte della dissoluzione, l’estetica di un corpo che si nega alla macchina e…
La nebbia sonora e l’anomalia percettiva. (parte2) La stratificazione sonora non segue nessuna melodia, non si appoggia su nessun pattern ritmico, ma sovrappone una serie di frequenze che sembrano amplificarsi l’una con l’altra, creando una nebbia sonica nella quale a scorrere sono solo zone di alta o bassa densità. In questa nebbia le volpi “scolpiscono” la materia sonora, modellando un suono che non è più un mezzo di comunicazione, ma un’esperienza sensoriale quasi tattile. La nebbia sonora avvolge sia le volpi che il pubblico in uno spazio insondabile nel quale lo smarrimento intersoggettivo crea vicinanza nell’invisibilità. The Sonic Fog and…
La nebbia sonora e l’anomalia percettiva. (parte1) Nella società digitale contemporanea, il suono viene trattato come un’informazione pura, trasformata in dati, segmenti e segnali che sono facilmente decifrabili, codificabili e classificabili. In quest’ottica, il suono, imbrigliato nella gabbia delle sue sovrastrutture (la musica), diventa trasparente, ridotto alla sua funzione di “segnale”, un impulso diretto che può essere letto, compreso e immesso all’interno delle infrastrutture di analisi, per essere più facilmente fruito dall’udito del consumatore. Nelle performance del Teatro delle Volpi al Neon questo principio fondamentale viene sovvertito proponendo il suono come una sorta di barriera, un campo opaco che si…
L’Ombra come linguaggio – l’impronta di un passaggio Cosa ci resta una volta che l’identità è cancellata? Il Teatro delle Volpi al Neon fa dell’ombra il suo mezzo espressivo, il suo linguaggio. Queste ombre, che emergono dal flusso di dati, non sono semplici duplicati dei performer, ma impronte di un passaggio. L’ombra non ha un volto né una forma stabile; è memoria dell’assenza, una traccia impalpabile che non si offre alla decodifica. Ogni performer è una figura senza identità, la cui esistenza si disperde in un profilo evanescente, come un ricordo impossibile da afferrare. Le ombre stesse diventano così un…
Il Corpo opaco Nelle società contemporanee, il corpo è sempre più un oggetto misurabile. La vita viene codificata in pattern prevedibili e manipolabili. Il corpo si fa dato, questa riduzione non solo sottrae complessità alla corporeità, ma la ingloba in una logica economica di sfruttamento e controllo. Questo processo di colonizzazione del corpo attraverso il codice è l’ennesimo tentativo di cattura dell’umano nell’inesorabile logica del calcolo. Nel Teatro delle Volpi al Neon il corpo è frammentato e non si offre come oggetto estetico o narrativo, ma si manifesta come un’alterità alla grammatica convenzionale del movimento. Quella delle Volpi è una…
La materia del suono – resistenza e dissonanza Nel Teatro delle Volpi al Neon il suono non è un segnale ma un’interferenza. In un’epoca che misura ogni vibrazione, ogni frequenza, e la traduce in codice, le volpi scolpiscono il suono come una sorta di nebbia digitale, una presenza che, anziché rivelare, nasconde. Il flusso che ne risulta è una stratificazione di dissonanze che non suggerisce né direzione né significato; è pura materia sonora che oppone resistenza alla decodifica. Nella stratificazione del continuo i suoni perdono la loro leggibilità, diventando massa percepibile ma indistinguibile. È così che la performance si configura…
Il dispositivo dell’anonimato: la maschera. Nell’era della sorveglianza onnipresente, il volto è ridotto a un’identità decifrabile, una firma biometrica che ci colloca e ci definisce. Le maschere indossate nel Teatro delle Volpi al Neon non sono semplici costumi, sono dispositivi di resistenza, atti di scomparsa. Scegliendo l’anonimato come forma di autonomia, le Volpi al Neon diventano presenze inafferrabili, opache, portatrici di un’identità che non può essere ridotta a un insieme di dati. La maschera non cela, ma elimina. È una cancellazione dell’individualità in favore di una collettività indistinta, che si muove in uno spazio sottratto alla riconoscibilità e alla profilazione. …
Un segnale decifrabile è un segnale sfruttabile Essere visibili, oggi, significa rinunciare a essere liberi. Con ogni gesto e con ogni suono, il Teatro delle Volpi al Neon evoca un territorio di incomprensibilità. Quella delle volpi è una performance che esplora il margine, lo spazio dove il significato evapora. Il movimento dei corpi, segmentato e privo di schema, e i suoni scuri e non lineari, si affermano come frammenti di un linguaggio opaco, non catalogabile. Gli spiriti delle volpi mutaforma diventano pura anomalia, un rumore che non risponde alle aspettative di riconoscimento della macchina, una frattura nell’infrastruttura che misura e…
Viviamo in un’epoca in cui la visibilità è la valuta che più ci vincola. Alcuni algoritmi sono programmati per estrarre valore da ogni nostro gesto, catalogandoci in un sistema che riduce l’essere umano a un profilo commerciale composto di dati “estratti” dal nostro quotidiano muoverci nell’infrastruttura digitale. Nelle performance del Teatro delle Volpi al Neon, l’arte decide di scomparire. I corpi, le ombre, i suoni cessano di essere identificabili sfuggendo alle trame della leggibilità. I corpi scompaiono per diventare presenze, i singoli frammenti musicali si fondono in un continuo sonoro indecifrabile. La danza stessa è una dissonanza, non un messaggio,…
L’ascolto è un’attività che può essere affinata, ma non è l’orecchio che va allenato, anche se spesso nelle scuole di musica si parla di “ear training” non è l’orecchio che si allena, ma la capacità del cervello di scomporre, analizzare e paragonare i suoni percepiti.L’ascolto quindi può essere affinato attraverso la riflessione, prima di tutto ponendosi delle domande riguardo all’ascolto e alle singolarità sonore che percepiamo nella nostra fonosfera personale, sociale e culturale.Proporrò qui alcune di queste domande.
Partendo dal presupposto che il silenzio assoluto non può esistere, i suoni non sono mai isolati, sono sempre mescolati con altri suoni perennemente fusi in un unico gigante continuum sonoro che è quell’oceano di aria nel quale siamo immersi. Questa densa continuità atmosferica si espande e si comprime nello spazio e nel tempo creando quelle che noi percepiamo come delle singolarità sonore.Il nostro essere immersi in questo spazio ci permette attraverso l’ascolto di individuare delle particolarità, delle “località” espressive che il nostro contesto culturale ci insegna a riconoscere e codificare, ma stiamo pur sempre scomponendo porzioni di un unico grande…
Quella del suono è un’esplorazione condotta secondo una prospettiva affettiva e critica, un’indagine che individua le potenzialità politiche dell’ascolto e le sue capacità produttive nell’immaginario collettivo.Nella ricerca sul suono si pone al centro dell’analisi la comunità e la molteplicità di voci e di ascolti perché il suono sospende i processi di comprensione immediata della realtà, disegnando invece degli scenari contingenti e delineando differenti modalità di abitare i territori e riappropriarsi del paesaggio.
Il sonoro, per essere udibile, deve lasciare una traccia. L’idea di un ascolto puro o “ridotto” implica direttamente la cancellazione di ogni traccia e il ritorno al suono stesso, cioè al sonoro. Ma se il sonoro è proprio ciò che non viene percepito, non può essere oggetto di alcun ascolto.Ridurre l’ascolto per accedere al suono “come oggetto” significa prendere di mira il sonoro e renderlo così analizzabile attraverso un sistema strutturato, un quadro di valori inter-soggettivi capaci di individuare le forme del sonoro e qualificarle con un vocabolario condiviso e una grammatica in continuo divenire.
Al centro di ogni riflessione sull’ascolto c’è il concetto di partecipazione, l’ascoltatore e l’evento preso in considerazione abitano la stessa (fono)sfera.Il percepito e il soggetto sono concomitanti e transitori l’uno nell’altro.Ogni ragionamento sul suono fornisce quindi delle intuizioni invece che delle verità, il fine di questo tipo di riflessioni è quello di abbracciare l’esperienza del loro oggetto invece che rimpiazzarla con delle idee.L’esperienza sensitiva non viene quindi mediata da teorie, categorie o canoni ma viene indirizzata verso il coinvolgimento nella pratica dell’ascolto e nella narrativa del suono.
La natura effimera del suono sembra in prima analisi renderlo poco adatto ad essere usato come strumento critico, mentre la stabilità del visivo rende più facile la critica in quanto presuppone una presa di distanza dall’oggetto, indispensabile per l’analisi.L’ascolto quindi porta dubbi fenomenologici, non esiste un posto dove l’ascoltatore non è simultaneo all’evento sonoro.Questo porta il discorso su una filosofia dell’ascolto a focalizzarsi su modalità di ragionamento che hanno alla base la condivisione del tempo e dello spazio con l’oggetto o l’evento preso in considerazione.
L’udito è qualcosa di più complesso del semplice funzionamento fisico dell’apparato uditivo. Quello che viene ascoltato e il modo in cui viene ascoltato è mediato e filtrato dal nostro contesto musicale. È possibile quindi distinguere un udito fisico, fatto di meccanica e interazione corporea con il mondo e uno concettuale, un processo nel quale si intrecciano immaginazione, intuito e varie cornici interpretative.Il sovrapporsi di questi due livelli uditivi rende da una parte l’ascolto un’attività altamente soggettiva, dall’altra parte rende il suono un veicolo di messaggi, espressioni culturali e dinamiche funzionali.
Nelle società industriali possiamo notare una diminuzione della tolleranza verso il silenzio. Parte di questa diminuzione è dovuta all’accresciuta richiesta di stimoli, di “cose che succedono” e (a livello sonoro) di continui flussi acustici a volumi elevati.Questo non ha portato a una diminuzione dell’udito ma a una continua diminuzione delle occasioni di dimorare in situazioni di introspezione che abbiano un valore intrinseco al di fuori di stimoli esterni. Si perde così l’abitudine a quelle situazioni di silenzio nelle quali lasciar accadere delle cose all’interno”.
L’uomo sembra sapere da sempre che la musica plasma lo stare nello spazio dell’ascoltatore, essa incide direttamente sulla sua economia corporea.Nel corso del secolo scorso la musica si è sviluppata nella direzione di un’arte capace di plasmare gli spazi e in questa direzione si è trovata ad incontrare un ampliamento del materiale sonoro a favore delle sonorità naturali e della vita acustica delle città, inglobando le caratteristiche acustiche della tecnica e del lavoro.Questo percorso, dal punto di vista della musica è stato un ampliamento del materiale musicale, ma dalla parte dell’ascoltatore ha portato alla scoperta della musicalità della vita quotidiana.
Leggere il Suono (parte 2)Ascolto come pratica di coinvolgimento o come atto di decodifica? Opposta alla teoria di Kim-Cohen è invece la lettura fenomenologica dell’ascolto di Salomé Voegelin.Nel suo testo “Listening to Noise and Silence” Voegelin descrive l’ascolto come una pratica di coinvolgimento nel mondo e non come un atto di decodifica dei segnali.
Leggere il Suono (parte 1)Ascolto come pratica di coinvolgimento o come atto di decodifica? Nel suo “In the Blink of an Ear” S.Kim-Cohen rintraccia in tre casi di dominio musicale i precursori di quella concezione estesa delle pratiche sonore che porterà alla Sound Art, secondo Cohen questi casi sono la musique concrète di Pierre Schaeffer, alcuni lavori di Cage e di Muddy Waters.
La Dialettica Ascolto-Visione (parte 2) -L’ascolto tende verso la soggettività; la visione tende verso l’oggettività -L’ascolto riguarda l’affetto; la visione riguarda l’intelletto -L’udito è un senso principalmente temporale; la vista è un senso principalmente spaziale -L’udito è un senso che ci immerge nel mondo; la vista è un senso che ci rimuove dal mondo. tratta da “The Audible Past: Cultural Origins of Sound Reproduction” di Jonathan Sterne
La Dialettica Ascolto-Visione (parte 1) tratta da “The Audible Past: Cultural Origins of Sound Reproduction” di Jonathan Sterne -L’ascolto è sferico; la visione è direzionale -L’ascolto immerge il suo soggetto; la visione offre una prospettiva -L’ascolto concerne gli interni; la visione concerne le superfici -L’ascolto coinvolge il contatto fisico con il mondo esterno; la visione richiede una distanza da esso -L’ascolto ti pone dentro un evento, la visione ti da una prospettiva sull’evento
Classificare gli ambienti sonori Una prima grossolana ma importante classificazione degli ambienti sonori può partire dalla divisione tra ambienti sonori ad alta fedeltà e quelli a bassa fedeltà.Nei primi i singoli eventi sonori possono essere distinti dal contesto, mentre nei secondi i segnali sono così numerosi da creare sovrapposizioni ed effetti di “mascheramento”. Questa classificazione ci porta quindi a una necessaria specificazione terminologica tra segnale e rumore, il primo è un suono verso il quale sia possibile rivolgere l’attenzione in modo particolare mentre il secondo non viene necessariamente percepito in modo cosciente ma molto spesso trascurato in quanto “sovrascoltato”.
Classificare i suoni Perché iniziare a classificare i suoni? Per scoprire somiglianze, contrasti, per iniziare a immaginare modelli, per migliorare la nostra percezione, la nostra capacità di analisi e la nostra creatività.Mentre i singoli suoni possono essere classificati secondo le loro caratteristiche fisiche, secondo il modo in cui vengono percepiti, secondo la loro funzione o il loro significato o secondo le loro caratteristiche emozionali o affettive; l’insieme dei suoni nel quale siamo immersi necessita di modelli descrittivi più ampi che, mescolando tutte le categorie precedenti, possano delineare una rappresentazione mentale capace di descrivere un ambiente sonoro nella sua complessità lasciando…
Quello che sto per iniziare è un diario fatto di riflessioni sulla fonosfera nella quale ci troviamo immersi ogni giorno. Il suono è un territorio di condivisione, un campo di percezione intersoggettivo fatto di incontri e coabitazioni. Allo stesso tempo è un terreno frammentato composto da contingenze sfuggenti. Per questo motivo proverò a tracciare i segmenti di una rotta tra i segni sonori che spesso confondiamo nel flusso del rumore di fondo. Lo scopo di questa collezione di frammenti sotto forma di diario è quella di tornare a dare all’ascolto quella dignità di attività contemplativa che ha perso nel turbine…
“Se l’egemonia culturale europea e l’universalismo modernista occidentale sono concetti che hanno perso credibilità, l’immagine di ciò che dovrebbe rimpiazzarli è ancora a malapena percepibile”Charles Esche La curatela di viaggio come atto di sradicamento, prima di tutto culturale, l’intento è quello di trovare, viaggiando, un modo di pensare l’arte come qualcosa di diverso da una categoria culturale che continuiamo a connotare, nella sua costituzione, come bianca, maschile, imperialista e borghese.Il viaggio di ricerca curatoriale come atto di mescolanza dei codici fondamentali del linguaggio, delle tecniche, delle percezioni e delle gerarchie valoriali del paradigma arte.Cosa si cerca con l’erranza?Cosa indaga lo…
L’erranza rappresenta un’indagine in cammino, un assorbimento critico degli scenari nei quali ci si muove, un gesto di dislocazione del senso in una costellazione di segni.I navigatori nomadi di questi paesaggi di segni sono i semionauti, agenti creatori di percorsi, abitanti di un mondo frammentato che viene allo stesso tempo attraversato e mappato nella sua dispersione.I frutti di questa navigazione non rappresentano più delle alterità che si devono confrontare con la cultura dominante, ma degli altrove il cui svolgimento permette di mettere in risonanza gli immaginari più distanti.I molteplici vettori di ibridazione culturale producono delle forme che esprimono dei tragitti…
In un presente nel quale iperconnessione e ipercontrollo viaggiano in una infrastruttura di dati e algoritmi sempre più invasiva, un gruppo di artisti performer noto come “Il Teatro delle Volpi al Neon” ricerca l’invisibilità attraverso atti di pattern un-recognition, incursioni di un teatro di strada fatto di movimenti inclassificabili come danza e sculture sonore non riconoscibili come musica.La loro arma è la continua riconfigurazione di prototipi sperimentali, alla ricerca di ciò che ancora l’algoritmo non riconosce come pattern e sorvola come rumore statistico, un sottofondo irrilevante se visto dall’infrastruttura ma un atto di resistenza vitale dal punto di vista dell’ecosistema…
In un film cyberpunk di qualche anno fa il protagonista, nel tentativo di nascondere delle informazioni, utilizzava come chiave segreta tre immagini selezionate a caso nel marasma televisivo globale. Con lo stesso procedimento puma jet sun tenta di estendere il processo di definizione visuale ad una serie di fenomeni la cui somma diventa la chiave di lettura dei molteplici piani del vivere contemporaneo. Immagini estrapolate a caso, rimaneggiate e configurate per sovrapposizione In queste opere la riconfigurazione visuale viene utilizzata come dispositivo e come metodo per un’indagine sulle possibilità di attraversamento di un’identità multipla e collettiva: un’identità puramente relazionale. puma…
“Torno Subito” Installazione di Arianna Ninchi (via Montegrappa, 14 Terni) Con “Torno Subito” l’artista pone il proprio sguardo tra le maglie larghe e permeabili di un tessuto composto dalle dimenticanze del cartografo e dalle negligenze del politico, per indagare il presente come spazio residuale di un frammento condiviso della coscienza collettiva. Lo sfasamento temporale viene cristallizzato con l’installarsi della permanenza del progetto sospeso, esaltando il carattere marginale del processo consumistico attraverso la valorizzazione del residuo di un ciclo rapido. In questa cristallizzazione Arianna Ninchi utilizza la sospensione come operatrice di senso e si pone come enunciatrice dei percetti insiti nelle…
Condividere l’isolamento ha creato una bolla di inter-soggettività. Essere insieme nello stesso stato di solitudine. Come esporre questo stato di condivisione dell’esperienza? Un’esposizione genera un ambito di scambi. La forma nasce per incontro, un’opera è il modello di un incontro: Un incontro per deviazione tra segni prima paralleli. Oggi siamo da soli con i nostri segni, esporre le nostre opere può funzionare come legante empatico? Esponiamo la percezione di una durata che è un taglio nel ritmo del quotidiano. Mentre lo spazio si restringe il tempo si dilata ripetendosi. Da questo ripetersi possiamo ritagliare delle forme per ricucire la sfera…
“Listening: This chapter explores listening, not as a physiological fact but as an act of engaging with the world. It is in the engagement with the world rather than in its perception that the world and myself within it are constituted, and it is the sensorial mode of that engagement that determines my constitution and that of the world.” (L’ascolto: In questo capitolo esploro l’ascolto, non come fatto fisiologico ma come un atto di coinvolgimento con il mondo. È in questo coinvolgimento nel mondo piuttosto che nella sua percezione che il mondo ed io nel mondo siamo costituiti, ed è…
tratta da “The Audible Past: Cultural Origins of Sound Reproduction” di Jonathan Sterne -L’ascolto è sferico; la visione è direzionale -L’ascolto immerge il suo soggetto; la visione offre una prospettiva -L’ascolto concerne gli interni; la visione concerne le superfici -L’ascolto coinvolge il contatto fisico con il mondo esterno; la visione richiede una distanza da esso -L’ascolto ti pone dentro un evento, la visione ti dà una prospettiva sull’evento -L’ascolto tende verso la soggettività; la visione tende verso l’oggettività -L’ascolto ci porta nel mondo vivente; lo sguardo ci muove verso l’atrofia e la morte -L’ascolto riguarda l’affetto; la visione riguarda l’intelletto…
In questo testo Salomé Voegelin si propone di delineare i primi aspetti di un discorso intorno alle teorie del suono attraverso un’analisi delle pratiche della Sound Art. Partendo dal presupposto che la comprensione di un determinato fenomeno sia inavvertitamente influenzata dalla funzione (il meccanismo fisico) del senso maggiormente utilizzato e dalle interpretazioni culturali sedimentate nell’osservatore, l’autrice analizza come oggi l’impulso principale sia quello di sussumere il suono all’analisi visuale, ignorando quindi l’evento ascoltato. Il suono viene cioè utilizzato per dare corpo al visuale, per renderlo reale, il suono dà all’immagine la sua dimensione spaziale e la sua dinamica temporale. Questo…
“Le opere d’arte sono una forma di provocazione. Noi non le spieghiamo, ma ci misuriamo con esse. Le interpretiamo in conformità dei nostri fini e delle nostre aspirazioni, diamo loro un senso, la cui origine si trova nelle nostre forme di vita e nelle nostre abitudini di pensiero e, per dirla in breve, di ogni arte con la quale abbiamo un reale rapporto facciamo un’arte moderna. Le opere d’arte sono altezze inaccessibili. Noi non le aggrediamo per via diretta, piuttosto vi giriamo attorno. Ogni generazione le guarda da una posizione diversa e le vede con occhi nuovi, anche se non…
Ecco una interessantissima lettura di Salomé Voegelin al Festival de Arte Sonoro Español sto leggendo il suo “Sonic Possible Worlds” e questo video mi sembra un’ottima introduzione al suo pensiero sul suono.
Pauline Oliveros
https://nicoladicroce.cargocollective.com/relazioni The workshop is part of “A di città”, a urban regeneration festival organised in Rosarno, Calabria. The sonic research focuses on a lower income neighbourhood of the city hosting a high number of migrants from North Africa. A series of interviews and field recordings are collected and presented throughout a sonic and architectural installation, which is designed and realised in collaboration with the migrants.
Fran Tonkiss “Cartoline Uditive – Il suono, la memoria e la città” tratto da “Paesaggi Sonori – Musica, Voci, Rumori: l’universo dell’ascolto”
Tomoko Hojo: “I am listening to you” (2018) https://soundcloud.com/user-888497919/i-am-listening-to-you http://www.tomokohojo.net/posts/4547046
Gernot Böhme “Atmosfere Acustiche. Un contributo all’Estetica Ecologica”
Nel suo “In the Blink of an Ear” S.Kim-Cohen rintraccia in tre casi di dominio musicale i precursori di quella concezione estesa delle pratiche sonore che porterà alla Sound Art, secondo Cohen questi casi sono la musique concrète di Pierre Schaeffer, alcuni lavori di Cage e di Muddy Waters. Tuttavia Cohen coglie il fallimento di questi casi nel compiere il passo necessario ad oltrepassare la coclearità musicale. In tutti e tre i casi infatti si abbandona la struttura formale dell’arte musicale e si espande la gamma dei suoni ma non si esce comunque dal dominio musicale perché si rimane legati…
The sound artist Eriko captures the harmonies and dissonances of Tokyo. She alienates everyday sounds and experiments with poetry between white noise and raindrops. http://www.goethe.de/z/180sec/enindex.html?wt_sc=180Seconds#
http://www.newsound.org.rs/pdf/en/ns50/21.M.Cobussen.pdf
Nella sua introduzione alla raccolta di saggi sull’Ecologia della Musica, Antonello Colimberti analizza il rapporto tra uomo e natura nelle radici della cultura musicale occidentale contrapponendo due illustri musicologi (entrambi tedeschi) del 900. Da una parte il pensiero di Heinz Heinrich Eggebrecht che individua nel principio pitagorico l’essenza stessa del fare musica nella cultura occidentale. Quello che Eggebrecht chiama principio pitagorico è la determinazione numerica del dato sonoro schematizzato in rapporti matematici: una razionalizzazione del rapporto sonoro che lo rende logos e gli affida un valore linguistico. Alla base della musica occidentale c’è quindi la Teoria e al centro di…
Originally posted on Acoustic Ecology @ UoH: What is a Sound Map? Firstly a contradiction. The definition of sound map should not be taken too literally. The idea of map, mapping, journey likewise should not be taken at face value, that is, as a two-dimensional means-to-an-end. To use a philosophy crudely, not all swans are white; not all maps are two dimensional. Maps are ultimately representations, which suggest no boundaries as to how it is represented indeed representation is chosen by those representing. They should accepted as a subjective truth insofar that the map is an abstraction derived from something-…
https://www.researchcatalogue.net/view/479312/479336
ecco un interessante articolo sul sound mapping https://makingmaps.net/2008/03/25/making-maps-with -sound/
Il suono sfugge alla sua situabilità L’ascolto di un territorio diventa esso stesso territorio
Secondo C.Cox la musica e il suono si differenziano per la loro diversa relazione con l’essere e il tempo. La musica costituisce una sezione mobile di un vasto campo di forze e flussi sonici. La musica vede il tempo come oggetto modulare narrativo mentre il suono sorpassa il tempo divenendo un’esperienza di durata (bergsoniana). L’indagine di Christoph Cox si colloca all’interno di un ampio campo di ricerca sull’individuazione di un proprio dominio epistemologico della sound art all’interno della dialettica tra quest’ultima e la musica e ne esplora i confini disciplinari. L’approccio teorico a questo campo risulta delinearsi per analogie e…
L’Etnomusicologo americano Steven Feld spiega come il suono possa diventare una chiave di comprensione di un luogo, di una cultura o di un sistema sociale e introduce il termine Acustemologia. “Unione tra acustica ed epistemologia, l’acustemologia è un modo di investigare simultaneamente il luogo del suono e il suono del luogo. L’idea è che il suono non viene soltanto proiettato, o emesso, o udito nello spazio. Anzi: il suono è una modalità localizzata di esistenza. Il suono è uno strumento di conoscenza, inclusa la conoscenza del luogo in cui ci si trova e di come questo luogo si collochi nell’esperienza.…
“… nel corso delle recentri indagini sulla sound art capita spesso di imbattersi in categorie che gli addetti ai lavori creano per sistematizzare un fenomeno sfuggente e ramificato: si operano distinzioni dettagliate tra artisti che lavorano con il suono, musicisti che usano lo spazio e quant’altro. Il più delle volte sono definizioni di comodo, che privano la sound art proprio dell’elemento che la rende signolare, vale a dire la sua capacità di infiltrarsi negli altri linguaggi. Ben vengano le indagini che mettono a fuoco il fenomeno sound art nella sua complessità per dargli fondatezza, attenzione però a quelle limitazioni che…
Il suono non va considerato una categoria a sé stante “… il suono può contribuire in maniera interessante a una comprensione dell’arte che riguarda piuttosto le traiettorie che attraversano i diversi linguaggi, media, luoghi e storie.” Antony Huberman “Audio Files. Sound Art Now: an Online Symposium”
https://en.wikipedia.org/wiki/Pierre_Schaeffer https://hal.archives-ouvertes.fr/hal-00807080/document https://it.wikipedia.org/wiki/Oggetto_musicale
R.Murray Schafer nel settimo capitolo del suo studio “Il Paesaggio Sonoro” analizza il rapporto tra la Musica e il paesaggio sonoro indagando sviluppi e mutamenti nelle abitudini percettive. Inizialmente ripropone (a mio giudizio in modo poco approfondito) la divisione della Musica in due grandi categorie: La musica assoluta e la musica a programma. Nel primo caso il compositore dà forma a paesaggi sonori ideali traendoli dalla sua immaginazione mentre nel caso della musica a programma la composizione rappresenta un’imitazione dell’ambiente. Schafer fa quindi notare come storicamente la musica sia entrata nelle sale da concerto quando non è stato più possibile…
Daniele Cascella nel suo testo “Scultori di Suono” parla della Sound Art come di “una forma espressiva legata, più che alla visione in senso ristretto, alla percezione spaziale connaturata al suono, che non necessariamente deve includere elementi visibili o concreti”. Nello stesso testo Cascella cita la definizione di Bernd Schulz secondo il quale questa forma espressiva è una “Musica che non possiede un inizio definito o una fine predeterminata, che entra in una nuova fusione con i fenomeni visivi e non vuole altro che mettere ambiti di esperienza a disposizione di chi ascolta”
Appunti dalla lettura di R.Murray Schafer Caratteristiche del Pesaggio Sonoro: Le caratteristiche significative che emergono dall’analisi del paesaggio sonoro sono i suoi suoni paricolarmente importanti per la loro individualità, la loro qualità o la loro presenza dominante. Una prima classificazione di queste caratteristiche necessita la definizione di alcune categorie importanti: Toniche: Con Tonica nella terminologia musicale occidentale ci si riferisce alla nota che identifica la tonalità di una particolare composizione. Ogni momento della composizione delinea il proprio significato in rapporto a questa nota tonica. Analogamente nell’analisi di un paesaggio sonoro la Tonica è costituita dai suoni creati dalla sua geografia…
Questo è l’estratto dell’articolo.