Valerio Belloni

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Leggere il Suono: Ascolto come pratica di coinvolgimento o come atto di decodifica?

15 settembre 2018

Nel suo “In the Blink of an Ear” S.Kim-Cohen rintraccia in tre casi di dominio musicale i precursori di quella concezione estesa delle pratiche sonore che porterà alla Sound Art, secondo Cohen questi casi sono la musique concrète di Pierre Schaeffer, alcuni lavori di Cage e di Muddy Waters.

Tuttavia Cohen coglie il fallimento di questi casi nel compiere il passo necessario ad oltrepassare la coclearità musicale.
In tutti e tre i casi infatti si abbandona la struttura formale dell’arte musicale e si espande la gamma dei suoni ma non si esce comunque dal dominio musicale perché si rimane legati ad un “rivelarsi del fenomeno”(suono) non sufficiente.

Propri della Sound Art sono aspetti concettuali, sociali o istituzionali che rendono leggibili le specificità percettive delle sue opere. Mentre nella musica sono le proprietà percettive che rendono leggibili gli aspetti concettuali su cui è basata.

Nella Sound Art l’intenzione artistica è nel nominare il suono come arte e non nel suono stesso, il valore estetico deriva quindi non dalle qualità sonore del suono ma nell’atto artistico di selezionare un suono e nominarlo arte.
Nella musica invece il valore estetico è dato in relazione alla tradizione dell’oggetto musicale.

La musica è in relazione alla tradizione dell’oggetto artistico mentre la Sound Art rientra nella tradizione dell’atto artistico.

Ma in questa non-coclearità della Sound Art non è sufficiente il solo atto selettivo dell’artista, assume anzi una determinante centralità anche la figura dell’ascoltatore, che quindi si trasforma in lettore, esegue cioè una lettura che, superando il semplice ascolto, diventa un’interfaccia tra codici e una relazione tra contesti.

La Sound Art si caratterizzerebbe quindi (secondo Cohen) per una sua specificità nel leggere i suoni, una lettura sempre contestualizzata in un processo intersoggettivo e sociale.

Opposta alla teoria di Kim-Cohen è invece la lettura fenomenologica dell’ascolto di Salomé Voegelin.
Nel suo testo “Listening to Noise and Silence” Voegelin descrive l’ascolto come una pratica di coinvolgimento nel mondo e non come un atto di decodifica dei segnali.

“Every sensory interaction relates back to us not the object/phenomenon perceived, but that object/phenomenon filtered, shaped and produced by the sense employed in its perception.
At the same time this sense outlines and fills the perceiving body, which in its perception shapes and produces his sensory self.”

“Ogni interazione sensoriale ci riporta non il fenomeno percepito ma quel fenomeno filtrato, formato e prodotto dal senso impiegato nella sua percezione.
Allo stesso tempo questo senso delinea e riempie il corpo percepente che, nella sua percezione, modella e produce il proprio sè sensoriale.”

(S.Voegelin)

Chi ascolta è quindi secondo Voegelin produttore in quanto l’oggetto/fenomeno viene prodotto dal senso coinvolto nella percezione.

 

 

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