Valerio Belloni

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Note dalla lettura di “Listening to Noise and Silence” di Salomé Voegelin (seconda parte)

30 ottobre 2018

“Listening: This chapter explores listening, not as a physiological fact but as an act of engaging with the world. It is in the engagement with the world rather than in its perception that the world and myself within it are constituted, and it is the sensorial mode of that engagement that determines my constitution and that of the world.”

(L’ascolto: In questo capitolo esploro l’ascolto, non come fatto fisiologico ma come un atto di coinvolgimento con il mondo.
È in questo coinvolgimento nel mondo piuttosto che nella sua percezione che il mondo ed io nel mondo siamo costituiti, ed è il modo sensoriale di questo coinvolgimento che determina la mia costituzione e quella del mondo.)

Voegelin analizza le interazioni sensoriali concentrandosi non sul risultato dell’oggetto-fenomeno percepito ma sull’oggetto-fenomeno prodotto e delineato dal senso impiegato nella sua percezione.
Questo senso allo stesso tempo delinea e riempie il corpo percepente, che con la sua percezione produce e da forma al se-sensoriale.
Il problema della predeterminazione estetica e ideologica dei sensi coinvolti in questa percezione portano Voegelin a delineare le caratteristiche dell’ascolto come coinvolgimento nel mondo.
Il compito è quindi quello di effettuare una sospensione, per quanto possibile, delle idee di generi, categorie, scopi e contesti al fine di raggiungere una percezione del materiale ascoltato che sia contingente e individuale.

Questa sospensione non deve però portare al rifiuto del contesto o dell’intenzione artistica dell’oggetto ascoltato, nè deve risultare un ascolto frivolo o pigro, deve anzi portare all’apprezzamento del contesto o dell’intenzione artistica attraverso una pratica attiva dell’ascolto a dispetto di una limitazione descrittiva dell’udito.

Questo tipo di ascolto produce il contesto artistico dell’opera sonora nella sua percezione nuova invece che attraverso le aspettative di una realtà a priori.

Il percepito non è reso più valido dal suo appoggiarsi su un pre-dato.

Un esempio esplicativo potrebbe essere il ragionamento sulla differenza tra la pragmaticità della visione rispetto al coinvolgimento uditivo.

L’ideologia di una pragmaticità visuale si basa sul desiderio del tutto, dell’intero, sul desiderio di raggiungere una piena conoscenza e comprensione attraverso la stabile distanza dall’oggetto percepito.
Questo tipo di percezione ci fornisce tracce, bordi, confini, e certezze, l’insieme delle quali ci conduce ad un senso di oggettività.
Il coinvolgimento uditivo in senso opposto persegue un differente obiettivo, guidato da un differente desiderio: lasciati nell’oscurità sentiamo il bisogno di esplorare ciò che ascoltiamo, l’ascolto scopre e genera ciò che è udito.
Usando un’immagine tratta da “L’Invention du Quotidien” di Michel de Certeau, la visione si basa su un desiderio “divino” di conoscenza attraverso la vista dall’alto e di conoscenza totale, si conosce la città guardandola da un’altitudine immaginaria, a “velocità di sorvolo”, nella sua totalità, differente è invece la conoscenza “esplorativa” dell’uomo che cammina nella strada, una conoscenza che produce la città attraverso le sue traiettorie individuali e temporali.

L’ascolto non è quindi una modalità ricettiva ma un metodo di esplorazione, un modo di camminare attraverso il paesaggio sonoro o attraverso l’opera sonora.
Ciò che è udito non è ricevuto ma è scoperto e questa scoperta è generativa, soggettiva, sempre differente e sempre nel presente.
Immergersi nelle pieghe del presente attraverso una pratica contingente e individuale di interpretazione dei flussi narrativi.
Il suono infatti narra, definisce e riempie ma rimane sempre effimero e portatore di dubbi.

La conoscenza portata dall’esperienza sonora è temporale e relazionale.

Tra l’ascoltato e il fenomeno sonico non risiede mai la verità.

 

 

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