In un presente nel quale iperconnessione e ipercontrollo viaggiano in una infrastruttura di dati e algoritmi sempre più invasiva, un gruppo di artisti performer noto come “Il Teatro delle Volpi al Neon” ricerca l’invisibilità attraverso atti di pattern un-recognition, incursioni di un teatro di strada fatto di movimenti inclassificabili come danza e sculture sonore non riconoscibili come musica.
La loro arma è la continua riconfigurazione di prototipi sperimentali, alla ricerca di ciò che ancora l’algoritmo non riconosce come pattern e sorvola come rumore statistico, un sottofondo irrilevante se visto dall’infrastruttura ma un atto di resistenza vitale dal punto di vista dell’ecosistema relazionale umano.
