L’erranza rappresenta un’indagine in cammino, un assorbimento critico degli scenari nei quali ci si muove, un gesto di dislocazione del senso in una costellazione di segni.
I navigatori nomadi di questi paesaggi di segni sono i semionauti, agenti creatori di percorsi, abitanti di un mondo frammentato che viene allo stesso tempo attraversato e mappato nella sua dispersione.
I frutti di questa navigazione non rappresentano più delle alterità che si devono confrontare con la cultura dominante, ma degli altrove il cui svolgimento permette di mettere in risonanza gli immaginari più distanti.
I molteplici vettori di ibridazione culturale producono delle forme che esprimono dei tragitti più che dei territori.
Una ricerca errante tenta di cartografare per linee di fuga un arcipelago la cui topografia è continuamente riconfigurata da una fitta rete di processi ci creolizzazione.
Le isole di questo arcipelago comunicano attraverso traiettorie senza mai formare un territorio unico.
Una mappa di questo arcipelago in continua mutazione è un tentativo di trascrivere i segmenti di un viaggio tra le striature, un’indagine sulla formazione di nuove pieghe e nuove irregolarità negli innumerevoli altrove rispetto al paesaggio levigato del presente occidentale.
