La natura effimera del suono sembra in prima analisi renderlo poco adatto ad essere usato come strumento critico, mentre la stabilità del visivo rende più facile la critica in quanto presuppone una presa di distanza dall’oggetto, indispensabile per l’analisi.
L’ascolto quindi porta dubbi fenomenologici, non esiste un posto dove l’ascoltatore non è simultaneo all’evento sonoro.
Questo porta il discorso su una filosofia dell’ascolto a focalizzarsi su modalità di ragionamento che hanno alla base la condivisione del tempo e dello spazio con l’oggetto o l’evento preso in considerazione.
