Partendo dal presupposto che il silenzio assoluto non può esistere, i suoni non sono mai isolati, sono sempre mescolati con altri suoni perennemente fusi in un unico gigante continuum sonoro che è quell’oceano di aria nel quale siamo immersi. Questa densa continuità atmosferica si espande e si comprime nello spazio e nel tempo creando quelle che noi percepiamo come delle singolarità sonore.
Il nostro essere immersi in questo spazio ci permette attraverso l’ascolto di individuare delle particolarità, delle “località” espressive che il nostro contesto culturale ci insegna a riconoscere e codificare, ma stiamo pur sempre scomponendo porzioni di un unico grande oceano sonoro.
