Valerio Belloni

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Il Teatro delle Volpi al Neon – La nebbia sonora e l’anomalia percettiva. (parte1)

17 febbraio 2025

La nebbia sonora e l’anomalia percettiva. (parte1) 

Nella società digitale contemporanea, il suono viene trattato come un’informazione pura, trasformata in dati, segmenti e segnali che sono facilmente decifrabili, codificabili e classificabili. 

In quest’ottica, il suono, imbrigliato nella gabbia delle sue sovrastrutture (la musica), diventa trasparente, ridotto alla sua funzione di “segnale”, un impulso diretto che può essere letto, compreso e immesso all’interno delle infrastrutture di analisi, per essere più facilmente fruito dall’udito del consumatore.

Nelle performance del Teatro delle Volpi al Neon questo principio fondamentale viene sovvertito proponendo il suono come una sorta di barriera, un campo opaco che si oppone all’analisi algoritmica, un’anomalia percettiva all’interno di un rituale di insubordinazione sensoriale. 

Il suono non cerca di essere accolto dall’ascoltatore o interpretato da un algoritmo. Al contrario, si erge come un ostacolo, qualcosa che confonde, che disturba gli schemi di comprensione.

The Sonic Fog and the Perceptual Anomaly (Part 1)  

In contemporary digital society, sound is treated as pure information – transformed into data, segments, and signals that are easily decipherable, codifiable, and classifiable.  

From this perspective, sound, entangled in the cage of its superstructures (music), becomes transparent, reduced to its function as a “signal” – a direct impulse that can be read, understood, and fed into analytic infrastructures for seamless consumption by the listener.  

In the performances of the Neon Foxes Theatre, this fundamental principle is subverted, presenting sound as a kind of barrier – an opaque field that resists algorithmic analysis, a perceptual anomaly within a ritual of sensory insubordination.  

Sound does not seek to be embraced by the listener or interpreted by an algorithm. On the contrary, it stands as an obstacle – something that confuses, that unsettles the frameworks of comprehension.

La brume sonore et l’anomalie perceptive (partie 1)

Dans la société numérique contemporaine, le son est traité comme une information pure, transformée en données, segments et signaux facilement déchiffrables, codifiables et classifiables.

Dans cette logique, le son, emprisonné dans ses superstructures (la musique), devient transparent, réduit à sa fonction de « signal », une impulsion directe pouvant être lue, comprise et insérée dans les infrastructures d’analyse.

Cependant, dans les performances du Neon Foxes Theater, ce principe fondamental est renversé. Le son devient une barrière, un champ opaque qui s’oppose à l’analyse algorithmique – une anomalie perceptive dans un rituel d’insubordination sensorielle.

Le son ne cherche pas à être accueilli par l’auditeur ou interprété par un algorithme. Il s’élève comme un obstacle, quelque chose qui brouille, qui perturbe les schémas de compréhension.

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