Valerio Belloni

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Il Teatro delle Volpi al Neon – Un segnale decifrabile è un segnale sfruttabile

17 febbraio 2025

Un segnale decifrabile è un segnale sfruttabile

Essere visibili, oggi, significa rinunciare a essere liberi. 

Con ogni gesto e con ogni suono, il Teatro delle Volpi al Neon evoca un territorio di incomprensibilità.

Quella delle volpi è una performance che esplora il margine, lo spazio dove il significato evapora. 

Il movimento dei corpi, segmentato e privo di schema, e i suoni scuri e non lineari, si affermano come frammenti di un linguaggio opaco, non catalogabile.

Gli spiriti delle volpi mutaforma diventano pura anomalia, un rumore che non risponde alle aspettative di riconoscimento della macchina, una frattura nell’infrastruttura che misura e controlla. 

I corpi dietro le maschere al neon diventano statistica imprecisa, eccedenza, frammento illeggibile, il loro rumore non è un errore, ma una zona franca, un luogo dove l’arte si sottrae al dominio della visibilità.

A Decipherable Signal is an Exploitable Signal 

To be visible today is to relinquish freedom.  

With every gesture and every sound, the Neon Foxes Theatre conjures a realm of incomprehensibility.  

The Foxes’ performance inhabits the margins – a space where meaning dissolves.  

The segmented, unscripted movement of bodies and the dark, nonlinear sounds assert themselves as fragments of an opaque, unclassifiable language.  

The shapeshifting spirits of the Foxes become pure anomaly – a noise that defies the machine’s expectations of recognition, a rupture in the infrastructure that measures and controls.  

Behind the neon masks, the bodies transform into imprecise statistics, excess, unreadable fragments. Their noise is not an error but a sanctuary – a free zone where art withdraws from the dominion of visibility.

Un signal déchiffrable est un signal exploitable

Être visible aujourd’hui signifie renoncer à sa liberté.

Avec chaque geste et chaque son, le Neon Foxes Theater évoque un territoire d’incompréhensibilité.

La performance des Renards explore les marges, l’espace où le sens s’évapore.

Le mouvement des corps, segmenté et sans schéma, et les sons sombres et non linéaires, s’affirment comme des fragments d’un langage opaque, impossible à cataloguer.

Les esprits des Renards métamorphes deviennent une pure anomalie, un bruit qui ne répond pas aux attentes de reconnaissance de la machine, une fracture dans l’infrastructure qui mesure et contrôle.

Les corps derrière les masques au néon deviennent des statistiques imprécises, un excédent, un fragment illisible ; leur bruit n’est pas une erreur, mais une zone franche, un espace où l’art se soustrait au domaine de la visibilité.

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